Spesa pubblica

Spesa pubblica

I ritardi da colmare per garantire efficacia ed efficienza

  • 27/09/2021

Una Pubblica amministrazione più efficiente è una condizione necessaria per gestire la crescente presenza dello Stato in economia, esplosa dopo gli straordinari interventi anticiclici per contrastare la recessione da Covid-19: nel 2021 in Italia la spesa pubblica sale al 56,7% del PIL, era al 48,4% nel 2018. Nella comparazione su dati del Fmi (2021) tra i maggiori 20 paesi avanzati, per quest'anno l'Italia si colloca al terzo posto per peso dello Stato in economia dietro a Francia (59,7%) e Belgio (58,0%), salendo di due posizioni nell’arco di tre anni, superando paesi scandinavi caratterizzati da una elevata spesa per welfare come la Danimarca, che era al 4° posto nel 2018 e oggi scende al 6°, e la Norvegia che era al 3° posto nel 2018 mentre oggi scende al 7°.

L’auspicio di una maggiore efficienza della Pubblica amministrazione, necessaria per migliorare la gestione degli investimenti pubblici e utilizzare in modo efficace i fondi europei di Next Generation EU è confermato dalla nota per l’Italia del report dell’Ocse (2021) secondo cui “la priorità essenziale per favorire la ripresa è rappresentata dalla promozione dell’efficienza della pubblica amministrazione, principalmente nell’ottica di migliorare la gestione degli investimenti pubblici”, mentre le politiche anticicliche e i fondi europei dovranno sostenere l’aumento della produttività e l’orientamento all’innovazione delle piccole e medie imprese.

Alla luce delle Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia dello scorso 31 maggio, l’intervento di Confartigianato ha evidenziato come “il problema del Paese non sono i piccoli imprenditori ma l’ambiente che li circonda”, indicando che “le condizioni di un habitat nazionale poco favorevole all’iniziativa economica, sia essa micro, piccola, media o grande”. Le difficili condizioni di contesto che comprimono la competitività delle imprese si possono sintetizzare nel quadro di dieci ritardi che l’Italia presenta rispetto ai valori di benchmark europeo. Nel dettaglio, si osserva che l’Italia è gravata da un elevato prelievo fiscale, per il quale nel 2021 si colloca al settimo posto in Unione europea, sale al quinto posto per tassazione ambientale mentre è il primo Paese dell’Ue per tassazione sul lavoro.

All’opposto l’Italia scivola in ultima posizione per la soddisfazione dei cittadini nei confronti dei servizi pubblici e si colloca al penultimo posto per il grado di fiducia dei cittadini nei confronti della Pubblica amministrazione. Per la spesa per tribunali l'Italia spende come la media Ue, ma è al 25° posto nell'Unione per tempi di risoluzione di una disputa commerciale 3. In un successivo paragrafo viene proposta l’analisi dell’ampia differenziazione della durata dei procedimenti civili sul territorio.

Sulla base della difficoltà nel gestire un insieme di regole sempre più complicate - che peraltro sono create dalla funzione legislativa con il contributo degli uffici della Pa, quali ministeri e agenzie - si registra – come evidenziato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) presentato a fine aprile alla Commissione europea - “la progressiva perdita della capacità di implementare gli investimenti, sia pubblici sia privati da parte del sistema-Paese”, diventando una criticità rilevante nella gestione dei 235,12 miliardi di euro di risorse previste dal Piano, da investire in sei anni.

Leggi di più nell’Elaborazione Flash ‘Spesa pubblica, ritardi della Pa e riforme. Focus sui tempi della giustizia civile’.

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