Analisi Ufficio Studi Confartigianato
Centotre milioni di euro. È il conto aggiuntivo che le micro e piccole imprese marchigiane si trovano a sostenere per il costo dell’energia elettrica rispetto alla media europea. Una cifra che fotografa il peso del caro bollette sul tessuto produttivo regionale e che, secondo l’analisi dell’ufficio Studi di Confartigianato, equivale allo 0,21% del Pil delle Marche (nel 2023). In Italia una piccola impresa paga mediamente 25,99 centesimi di euro per ogni kWh, contro i 22,04 centesimi della media dell’Unione europea. Il divario è del 17,9% e porta l’Italia al terzo posto in Europa per costo dell’energia elettrica. A pesare non è soltanto il prezzo dell’energia. Un ruolo importante è giocato anche dalla componente fiscale e parafiscale della bolletta: accise e oneri generali risultano infatti superiori del 47,4% rispetto alla media europea. Il fisco in bolletta cala al crescere dei consumi: le grandi imprese energivore italiane registrano, infatti, un prelievo fiscale inferiore alla media europea, mentre le imprese con i consumi minori, inferiori a 20 MWh, subiscono il divario più elevato, pari addirittura al +75,5% nel confronto con l’UE.
Quindi, più l’impresa è piccola, maggiore è lo svantaggio rispetto all’Europa. . Numeri che, ribadisce Confartigianato, evidenziano una situazione che incide direttamente sulla competitività delle imprese marchigiane, soprattutto quelle artigiane e di piccole dimensioni. «I dati confermano una zavorra inaccettabile sottolinea Gilberto Gasparoni segretario di Confartigianato Marche. Se vogliamo difendere il made in Italy e accompagnare davvero le imprese nella transizione energetica, non possiamo continuare a far pagare alle più piccole un prezzo più alto proprio per l’energia che serve a produrre”. Confartigianato chiede «interventi urgenti e strutturali» per riequilibrare il peso fiscale e gli oneri generali di sistema. «Le nostre aziende non cercano privilegi, ma condizioni eque per competere sul mercato europeo e portare avanti con successo la transizione energetica», dichiara Moira Amaranti Presidente di Confartigianato Marche Per le piccole imprese marchigiane, dunque, la questione energetica resta strettamente legata alla competitività. Il differenziale con il resto d’Europa si traduce in costi aggiuntivi che, soprattutto per le attività con margini più contenuti, possono incidere sulle scelte di investimento e sulla capacità di affrontare la transizione energetica.





