Nelle Marche l’aumento dei prezzi delle materie prime sulle MPI pesa per il 3,3% del Pil

Nelle Marche l’aumento dei prezzi delle materie prime sulle MPI pesa per il 3,3% del Pil

Una pesante ipoteca sulla ripresa

  • 05/10/2021

Non si fermano i rincari delle materie prime: ad agosto hanno fatto registrare un aumento del 31,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta, sottolinea Giorgio Cippitelli Segretario generale di Confartigianato Marche, di una pesante ipoteca sulla ripresa, soprattutto per i piccoli imprenditori.

La rilevazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato evidenzia che la regione con il maggiore impatto dei rincari sulle micro e piccole imprese, pari al 3,6% del Pil, è il Veneto, seguito a ruota dalle Marche (3,3%), Emilia Romagna e Toscana (3,2%), e Lombardia (3%).

Confartigianato ha calcolato l’impatto degli aumenti su 28.841 micro e piccole imprese marchigiane con 121.668 addetti ( forte la componente artigiana con 21.527 imprese e 73.787 addetti), operanti nella manifattura e nelle costruzioni. Secondo le stime i maggiori costi delle materie prime peserebbero su queste aziende (su base annua) per 1.371 mln di euro.

Una vera e propria batosta per i bilanci delle aziende che paradossalmente in alcuni casi devono rinunciare a lavorare sia per il prezzo troppo elevato delle materie prime sia per la difficoltà a reperirle sul mercato. In particolare, secondo Confartigianato, a settembre 2021 la quota di imprese delle costruzioni che indica la scarsità di materiali come ostacolo alla produzione sale al 9,5%, avvicinandosi al picco dell’estate del 2009.

I settori dove subito si sono evidenziati i rincari sono costruzioni, legno arredamento e in particolare ferro e materiali per l’edilizia anche a seguito del superbonus, poi elettronica e automotive.

“Materie prime sempre troppo care e spesso introvabili – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marche Giuseppe Mazzarella – sono un freno per la ripresa. Si riducono il valore aggiunto e la propensione ad investire delle imprese, compromettendo sia i processi di innovazione che la domanda di lavoro. Le nostre aziende rallentano la produzione e, in alcuni casi, tornano ad utilizzare gli ammortizzatori sociali, nonostante la ripresa degli ordinativi”.

Al Governo Confartigianato chiede di tracciare una linea in ambito UE per sostenere le produzioni e almeno contenere manovre speculative. Per quanto riguarda le materie prime che impattano su tariffe amministrate vanno messi in atto meccanismi di calmierazione come è stato fatto per l’energia. Inoltre, per gli appalti e le opere pubbliche, chiediamo di favorire la revisione dei prezzi nei contratti”.

Confartigianato sottolinea infine che dei 46,2 miliardi di maggiori costi totali sopportati dalle piccole imprese italiane a causa degli aumenti dei costi delle commodities non energetiche, 4,3 miliardi pesano sulle piccole aziende della produzione alimentare, 29,8 miliardi sulle piccole imprese della manifattura no food e i restanti 12,1 miliardi sui piccoli imprenditori del settore costruzioni.

Numerosi sono i fattori che sostengono la fiammata dei prezzi delle commodities. In primis la ripresa della produzione mondiale, trainata dalle economie emergenti, e in particolar modo dalla Cina. In parallelo, le catene produttive globali non sono riuscite ancora a riorganizzarsi completamente dopo lo shock Covid-19: le strettoie dell’offerta hanno determinato carenze totali di offerta. La crescita dei prezzi è sostenuta dall’espansione monetaria che ha accompagnato gli ingenti interventi anticiclici per contrastare la recessione causata dalla pandemia, mentre i bassi tassi di interesse sostengono la domanda speculativa su prodotti finanziari che hanno come sottostante gli indice di prezzo delle commodities.


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